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Giostrina carlion con luci e suoni

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Descrizione

Giostrina carlion con luci e suoni

 B 4172-01 A

I carillon di campane delle chiese e delle torri civiche, attivati meccanicamente, sono noti almeno dal XIII secolo ma lo strumento diventò popolare solo verso il XV, quando fu in voga nei Paesi Bassi, in Belgio e nel nord di Francia e Germania.[4][5][6][7][8] In questi carillon il suono poteva essere prodotto da un esecutore alla tastiera, ma essi erano anche dotati di un meccanismo automatico a cilindro collegato ai martelli che percuotevano le campane.[4]

I carillon possono essere applicati all’arredamento: un grande carillon da tavolo con cilindri intercambiabili

Sullo scorcio del XVIII secolo, nell’età d’oro degli automi musicali, il meccanismo del carillon di campane era applicato a oggetti d’uso quotidiano come orologi e tabacchiere. Fu allora che, semplificando tale meccanismo, l’orologiaio ginevrino Antoine Favre ideò il suo carillon sans timbre ni marteau («carillon senza campanello né martelletto»), brevettandolo con tale descrizione il 15 febbraio 1796.[9]

Il successivo perfezionamento del meccanismo e del suono indusse i fabbricanti ad aumentare il numero delle lamelle e le dimensioni dell’automa, inglobato in scatole decorate a fungere da cassa di risonanza e a impreziosire l’oggetto. Ciò condusse all’emancipazione dell’industria del carillon da quella orologiera. Quella delle scatole musicali conobbe un’enorme espansione fino al 1860, in perfetta coincidenza con la crisi dell’orologeria, che infatti si riconvertì nella prima giovandole grazie alla perfezione tecnica dei maestri orologiai.[9]

Come centro vitale della produzione, Sainte-Croix superò gradualmente Ginevra e si impose nel mondo, conservando alla Svizzera fino alla seconda guerra mondiale il primato nella fabbricazione di carillon, settore capace di resistere anche all’innovazione apportata dai nuovi riproduttori musicali (fonografogrammofono). Puntando sul lusso e sulla ricercatezza, però, l’industria svizzera non ha retto alla concorrenza della produzione a catena avviata nel dopoguerra dal Giappone e in seguito dalla Cina.

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